Le nude rap-presentazioni di sé e dell’altro di Ilaria Clari

Le nude rap-presentazioni di sé e dell’altro di Ilaria Clari

Allo spazio MEME di Carpi è esposta un’artista pazzesca, Ilaria Clari

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La mostra CANDY si presenta come glossario dei sentimenti. Ogni lavoro è un vocabolo della sfera affettiva che racchiude la relazione con sé e l’altro.
Interrogandosi e scoprendo a tutto tondo il corpo, le pulsioni, le paure, i desideri, i dubbi, le accettazioni, la goffaggine. Clari parte da se stessa e pone l’accento su cosa significhi essere tra e all’interno della relazione tra due soggetti. “Chi sei tu? , Tu che non sarai mai me o mio/a, te che non conoscerò mai fino in fondo”.

Una tipa sagace e delicatamente ironica.
Ilaria Clari, classe 1985, vive e lavora a Torino.

L’artista rappresenta figure umane senza veli in tutta la loro nudità. Corpi adagiati su fogli di carta, fatti da velature acquerellate sovrapposte trasudanti di una sessualità estremamente naturale, così naturale da riuscire a metterci a nostro agio anche di fronte a corpi nudi.
Nel controverso panorama all’interno del quale un seno esposto per pubblicizzare una moto va bene ma in fila in posta per allattare il proprio figlio non è il caso, le illustrazioni della Clari suggeriscono un prezioso insegnamento: I nostri corpi, belli, brutti, magri grassi che siano, siamo noi e forse dovremo imparare a trattarci tutti con più cura.
E a chi questi disegni destassero vari ed eventuali pudicismi mi vien da dire che il problema non è di questi corpi ma semplicemente col loro proprio.

Classe 85, sei giovanissima, da quanto disegni?
In casa ho il disegno di un cavallo datato 1996. Usiamo questa come data?

Come mai il corpo?
Il corpo umano ha mille sfaccettature, movimenti, colori, stati d’animo, bellezze e anche bruttezze. Ci sono molti modi di pensare a un corpo e altrettanti modi di ispirarsi ad esso.

Com’è nata questa riflessione?
Questa riflessione nasce da un processo di destrutturazione del corpo: il cuore, i genitali, le mani, i peli e tutto ciò che lo compone. Prendiamo ad esempio la perdita ematica sopra citata: cosa sono le mestruazioni? Cosa posso raccontarle attraverso un’immagine? Nasce così “my love is like a seed” in cui il ciclo vitale viene rappresentato attraverso la simbologia concreta dell’albero che cresce.

Tema forte, tecnica delicata, hai sempre utilizzato l’acquarello?
Amo l’acquerello. È una tecnica elegante e mai invasiva. Sembra un’anziana signora aristocratica, colta e malinconica. Suggerisce sempre qualcosa.

È un sollievo vedere che c’è chi tratta il corpo e la sessualità per quello che sono: Le cose più naturali.
Sì, il sesso e la sessualità sono cose naturali su cui purtroppo e, chissà perché, vengono focalizzati tanti malesseri. Stiamo parlando di un substrato comune a qualsiasi essere umano e non, ed è lì che dovrebbe rimanere: allegro, giocoso e naturale (appunto).

Oggigiorno accusiamo un po’ un inquinamento d’immagine, per dire tutti questi selfie… C’è ancora speranza di riappropriarsi del proprio corpo?
Assolutamente sì. Non credo che si possa “perdere” il proprio corpo e concordo sul fatto che siamo in un periodo storico in cui per pubblicizzare un dentifricio, debbano farti vedere un paio di tette.
Tuttavia non credo che sia riconducibile all’estetica del corpo di per sé, quanto più ad un fattore culturale. In questo senso tutto ciò che che si allontana da questa politica assume, forse, più autenticità.

Perché l’immagine di un bel derrière, in perizoma è socialmente accettata mentre quella di una perdita ematica mestruale no?
Anche qui temo che il problema sia riconducibile ad un fattore culturale: l’immagine di una perdita ematica è intima nonché biologica e ha meno richiami sessuali di un “didietro” in perizoma.

Tu che rapporto hai col tuo corpo e la tua sessualità?
Spero di avere un rapporto sano, ma sulla valenza che si dà alla parola “sano” parlando di sesso e sessualità si dovrebbe aprire un capitolo a parte.

Prossimi progetti?
Ho ricevuto delle richieste e feedback positivi in Francia perciò penso che prossima tappa potrebbe essere Parigi, ma non mi spingo oltre per scaramanzia!

 

La mostra CANDY, a cura di Francesca Pergreffi, presso lo Spazio Meme, si potrà visitare fino al 16 Aprile al sabato e alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20, in via Giordano Bruno, Carpi.

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