Intervista a Maurizio Baroni

Intervista a Maurizio Baroni

Autore di Pittori di Cinema, modenese, probabilmente il più noto appassionato e collezionista nell’ambiente cinematografico italiano

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Mercoledì 27 marzo, al cinema Astra di Modena, si terrà la presentazione di Pittori di Cinema, un libro nato per raccontare mezzo secolo di cinema attraverso manifesti, schizzi e bozzetti, numerose testimonianze dirette e alcuni gustosissimi retroscena, rivelando soprattutto il lato umano di un particolare gruppo di artisti.

Per l’occasione noi di MoCu abbiamo pensato di proporvi un percorso di avvicinamento a questo appuntamento e, oggi, vi proponiamo questa intervista a Maurizio Baroni, autore del libro nonché noto appassionato di cinema. La sua passione lo ha portato a raccogliere negli anni decine di migliaia di poster, locandine, flani, bozzetti e a conoscere e frequentare quasi tutti i 28 artisti pubblicati nel libro, oltre ad attori, produttori, registi.

Quella dei pittori del cinema fu un’arte magica e misteriosa. Il cinema è l’arte del movimento, come sintetizzarla in un rettangolo dipinto? Come estrarre da due ore un’immagine sola? Come trasformare attori bidimensionali, in dèi dell’Olimpo?

Tratto da pittoridicinema.it

 

Quando e com’è nata questa passione?

Ho sempre amato il cinema e andare al cinema, fin da molto piccolo. I miei genitori, come tutti quanti all’epoca, mi mettevano a letto finito Carosello tranne lunedì, il giorno speciale in cui potevo guardare il film in TV.  Tuttavia la vera esigenza di avere qualcosa di tangibile da portare con me, una volta finita la proiezione, è venuta fuori quando avevo undici o dodici anni. Considera che, diversamente da adesso, un film poteva rimanere in programma anche per mesi e quindi la locandina costituiva davvero l’emblema di ciò che veniva proiettato nel cinema e ogni mio tentativo di farmene regalare una dalle maschere andava sempre fallito. Così pensai “non me la volete regalare? Bene, allora ci penso io”. Mi svegliavo un’ora e mezza prima del solito, mi calavo dalla finestra dello studio di mio padre e facevo un’incursione nei 5 cinema che c’erano all’epoca a Castelfranco. Una volta staccate le locandine tornavo a casa, le nascondevo e facevo finta di essermi appena alzato per andare a scuola!

 

Perché le locandine?

Vedi, una volta non c’erano tutti i canali pubblicitari che esistono adesso. Le radio andavano per la maggiore e avere una TV a volte era un lusso, quindi per promuovere un film occorreva un’immagine che rapisse lo sguardo di chi passava vicino al cinema. Doveva trasmettere in anticipo le sensazioni che si sarebbero provate in sala e per questo motivo i manifesti venivano affidati a degli artisti che, in molti casi, restituivano capolavori. Si tratta di vere opere d’arte, con tutti gli stili e le differenze tipiche delle varie correnti artistiche: ad esempio Manfredo Acerbo era molto orientato verso l’espressionismo, invece Ercole Brini aveva un tocco di acquerello che era pura poesia, come si vede nel manifesto di Colazione da Tiffany. Le locandine sono così potenti che rimangono in mente alle persone, perché esse associano ai film alcuni momenti particolari della loro vita, allo stesso modo in cui avviene per le canzoni.

 

I tuoi genitori ti sostennero?

Inizialmente proprio no. Anzi, quando trovarono per la prima volta le locandine nascoste in casa, i miei si arrabbiarono tantissimo perché, in pratica, le avevo rubate e per punirmi le bruciarono tutte.
Fecero un falò che andò avanti per quattro ore, per farti capire quante ne avevo già messe da parte, e io piansi per diversi giorni. Mia madre venne da me e mi disse “spero tu pianga perché hai capito di aver sbagliato” così, furioso di rabbia, dissi una cosa di cui adesso mi vergogno un po’ “sappiate che io ricomincerò a collezionarle e se vi azzardate a bruciarmele di nuovo, io do fuoco alla casa!”. Non credo che si spaventarono davvero ma in quel momento capirono quanto ero determinato, tanta era la mia passione per i manifesti cinematografici. Così arrivai ad un compromesso con mio papà: se fossi stato promosso mi avrebbe portato alla SAC a Bologna e regalato 5000 lire di manifesti.

 

Hai scritto diversi libri, uno in particolare, molto interessante, s’intitola “Platea in piedi”, come ti è venuta l’idea?

Vivendo e respirando cinema, ho sempre pensato di fare una cosa che non era ancora stata fatta: compilare una sorta di catalogo e unire i dati statistici dei film usciti italiani alle immagini tratte non solo dalle locandine, ma anche da altro materiale visivo come le foto buste, i bozzetti e le varie stampe. Così, oltre a comporre le varie pagine in modo che le immagini fossero ben abbinate, ho dovuto contattare ogni pittore che avrei voluto pubblicare per avere l’autorizzazione a farlo e cercare tutti gli indirizzi, i numeri di telefono e i recapiti è stata una ricerca mostruosa. Allo stesso modo, anche avere i dati degli incassi non è stato uno scherzo.  A volte mi presentai all’ANICA chiedendo cifre di alcuni film che loro non sapevano nemmeno fossero usciti… io glielo dimostravo, perché avevo la locandina!

 

Se volete saperne di più, non vi resta che rimanere sintonizzati sui nostri canali e fare un salto alla presentazione del libro, che si terrà mercoledì 27 Marzo alle 20.30 al Cinema Astra, con la partecipazione di Maurizio Baroni, autore del libro, Maria Vittoria Melchioni, giornalista, e Francesco Ceccarelli, art director dell’agenzia Bunker e di Lazy Dog Press.

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