The Bastard Sons of Dioniso

The Bastard Sons of Dioniso

O, il caos generato dagli estremi

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Sabato 6 Dicembre il consueto OFF di Modena ha salutato il nuovo anno inaugurando la prima serata live. L’onere e l’onore di aprire le danze sono toccati ad un gruppo dalla storia molto particolare che, nonostante le luci della ribalta conquistate anche vista la partecipazione ad un noto talent-show televisivo, ha proseguito a testa bassa per la propria strada, continuando a suonare la propria musica. Si chiamano The Bastard Sons of Dioniso, sono tre, tutti nati in Trentino (Valsugana per la precisione) e arrivano per l’ultima data del tour di promozione di “Cambogia”, il sesto album in studio uscito neanche 2 mesi fa.

L’attacco del primo pezzo è coinvolgente, potente ed asciutto, senza tanti fronzoli. Preme sull’acceleratore come a sottolineare che non ci sia il bisogno di ribadire cose scontate: questi tre picchiano forte, sanno quello che fanno e lo sanno fare bene. Non è televisione, non ci sono auto-tune. Questo è rock.

In un’ora e mezza abbondante di concerto, il trio attinge a piene mani da tutti gli album, soffermandosi qualche volta sui nuovi brani (penso a “Non farsi domande” e alla title track) e riproponendo pezzi come “Ti sei fatto un’idea di me”, “Benvenuti nel mio modo”, “Nothing to talk about”, “Coast to coast”, “L’amor carnale”, “Rumore nero” e “Io non compro più speranza” tra gli altri. Verso metà dell’esibizione i tre si cimentano in un quarto d’ora di acustico, altro terreno sul quale si sanno muovere con grande disinvoltura, dimostrando di possedere abilità canore interessanti e di saper intrecciare le voci per ottenere un effetto sonoro molto efficace. L’esibizione dei Trentini è infuocata e convincente, sono padroni dei loro strumenti e suonano divertendosi, che non è per niente scontato.

Nonostante il sound e l’attitudine siano le stesse che li hanno contraddistinti in questi anni, ho notato una vena leggermente più oscura e malinconica nel nuovo lavoro. L’impressione è che la prematura dipartita di Gianluca Vaccaro, uno dei loro più cari amici e sostenitori al quale, tra l’altro, è dedicato l’album, abbia avuto un impatto non indifferente, caratterizzando alcune sfumature tanto a livello musicale quanto a livello lirico.

In conclusione, i Bastardi sono un gruppo complesso in cui convivono molti estremi. Sono ragazzi la cui difficoltà maggiore, a loro detta, è stata non bestemmiare durante le riprese di quella dannata trasmissione che gli ha concesso tanta grazia quanto peso sulle spalle ma, nonostante questo, cantano testi senza alcuna volgarità (per lo meno quelli in Italiano…). Si presentano come ubriaconi mentre quello che vediamo noi dall’esterno sono, più che altro, tre santi-bevitori. Sono stati lanciati come animali social eppure sono rimasti ragazzi semplici, legati al loro modo di essere. Certo hanno coltivato le voci, perfezionato la tecnica e affinato la presenza sul palco ma l’anima musicale rimane dura e pura. In tempi di svendita della propria identità e di discese a facili compromessi pur di raggiungere gli warholiani 15 minuti, i Bastard Sons of Dioniso sembrano avere qualcosa da insegnare a tutti.

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