Willie Peyote

Willie Peyote

O, lo scorrere incessante del flow

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La sera del 26 Ottobre l’aria è fresca e un lieve filo di vento tiepido da sud rende l’atmosfera autunnale particolarmente piacevole. A breve all’OFF andrà nuovamente in scena il concerto di Guglielmo Bruno, aka Willie Peyote, ospite già ascoltato quest’estate e decisamente gradito all’ambiente modenese visto il tutto esaurito nella vendita dei biglietti. Date le premesse, la scelta del luogo per la data zero del suo tour appare una mossa quanto mai azzeccata.

Willie Peyote @ OFF Modena - photo credits- Francesco Boni - fboni.it - 01

La prima cosa che salta all’occhio è l’allestimento del palco: batteria, basso, chitarra e tastiere/synth circondano la spot-light riservata al cantante, tutto si può pensare tranne che stia per iniziare un concerto rap e una delle particolarità, nonché punto di forza del torinese, è proprio la costante presenza di musicisti che lo supportano durante le sue date. Una scelta non ovvia che sottolinea come il personaggio in questione non sia facilmente catalogabile.

Come apertura per la prima data di promozione del nuovo disco ne viene proposta proprio la prima traccia, un pezzo che s’intitola “avanvera” in cui Willie tira fuori tutta la propria personale critica nel descrivere l’ipocrisia dell’italiano medio che si atteggia a tuttologo in rete ma, parafrasando, spesso è disoccupato perché “troppo qualificato” in una nazione in cui per fare il ministro non serve neanche la laurea. E proprio la libertà di parola è uno dei temi principali dell’album il cui stesso titolo gioca sull’affinità tra la famosa sindrome da cui chi è affetto non riesce a controllare ciò che dice e le tipiche fontane nel torinese dalla cui bocca sgorga continuamente un flusso d’acqua chiamate, per l’appunto, Toret.

Una cosa che apprezzo molto in un musicista, quando sta intraprendendo la promozione di un nuovo lavoro, è la capacità di saper gestire con sensibilità due elementi: innanzitutto l’esigenza di far conoscere i nuovi brani e, in secondo luogo, allo stesso tempo la necessità di riproporre i pezzi vecchi, cioè quelli che il pubblico conosce da più tempo e proprio tramite i quali lo ha imparato ad apprezzare. Ecco, io credo che saper scegliere con gusto un compromesso tra questi due opposti sia molto difficile ma che il Peyote ci sia riuscito egregiamente proponendo, giusto per citarne alcune, “l’outfit giusto”, “oscar carogna”, “willie pooh”, “TmVB” inframezzati da nuovi brani quali “giusto la metà di me” e “vilipendio”. In seguito, dopo essere usciti per pochi minuti di pausa, i membri della band rientrano per creare una base e dare il via all’encore, suonando “io non sono razzista ma”, “i Cani” e “Peyote451”.

Dal punto di vista del sound trovo quest’album molto significativo in quanto spazia dal rock al blues e si lascia andare anche ad atmosfere meno usuali per il genere di cui stiamo parlando, con richiami al jazz e alla fusion su basi ritmiche che arrivano a controtempi e incastri per niente scontati. I testi, ironici, al vetriolo e diretti, sono l’evoluzione del suo pensiero critico e fungono da perfetto contraltare alle basi. Il risultato finale è un disco piacevolmente fluido, che si lascia ascoltare volentieri e sul quale le liriche di Willie “pungono come un tossico e volano come una bestemmia”.

In conclusione, il concerto è stato molto coinvolgente: la band, calda e compatta nel virare tra i pezzi e l’MC davvero in forma, hanno dato l’impressione di essere entusiasti ed impazienti nell’imbarcarsi in questa nuova avventura. Inoltre l’ultimo lavoro è una ricetta notevole i cui ingredienti sono le interessanti sonorità, i testi ispirati e sagacemente taglienti mescolati alla profondità dei temi affrontati. Aggiungete le collaborazioni di livello (Giorgio Montanini, Roy Paci, Dutch Nazari tra tutti) e lasciate che i nemmeno 40 minuti di questo prodotto entrino nelle vostre corde, ne rimarrete soddisfatti.

Willie Peyote @ OFF Modena - photo credits- Francesco Boni - fboni.it - 08

 

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