Il 14 febbraio al Teatro dei Segni di Modena, Roberto Latini ha portato in scena lo spettacolo “La delicatezza del poco e del niente”, tratto dalle poesie di Mariangela Gualtieri.

[…]
Non so se il silenzio che indago
è intrecciato alla mia sostanza molle.
Io non so se quello che cerco e ho cercato e
cercherò, non so se quello che cerco
è un insulto a quel vuoto.
[…]

Descrivere quello che ho visto e provato stasera è un compito arduo. È necessario utilizzare ogni tipo di accortezza per maneggiare il bagaglio di emozioni che mi ha lasciato questo spettacolo. Sono forti, alcune contrastanti. Quando Roberto Latini è apparso sul palco, avanzando lentamente ed in penombra, scalzo, vestito di bianco, con la musica avvolta al suo corpo come un sudario, mi sono sentita come risucchiata all’interno di un rito. Il teatro ha fatto cadere le sue spoglie materiali ed ha assunto le sembianze di un luogo sacro. Gli altri spettatori con me in sala sono stati proiettati in un’altra dimensione e si sono in un certo senso “sospesi”. Dalla realtà. Dal materiale. Dal quotidiano. E siamo divenuti parte della bellezza. Dell’incanto. Della magia.

Fotografia di Elisa Magnoni

Durante l’interpretazione di Latini l’immaginario ed il vero diventano una cosa sola. Le parole si sono tramutate in suoni, cullate dal corpo di Latini che ora tremava, poi si piegava oppure si innalzava diventando luminoso come una divinità.

Fotografia di Elisa Magnoni

“La delicatezza del poco e del niente” ti costringe ad interrogarti sul significato della vita, sul suo status biologico e poetico, sul suo essere effimero ed eterno.

[…]
Io non so se la solitudine, se quello
strazio chiamato solitudine, se quell’andare
via dei corpi cari, se quel restare soli
dei vivi, io non so se quel lamento della
solitudine, se quel portarci via le facce
se quel loro sparire
di facce che avevamo dentro il respiro, non so
se il dono sia questo portarci via le
carezze, questa slacciatura.
[…]

Ti costringe ad osservare le nostre ombre nascoste, quelle che non vogliamo (e non possiamo) mai vedere

[…]
Io no so
e vorrei, vorrei, non so stare
fuori misura, fuori misura umana,
fuori da questa taglia finita.
[…]

ma un attimo dopo ti rinvigorisce con la luce di ricordi di infanzia

[…]
Io non so perché guardando l’acqua del mare
mi salta in petto una gioia di figlio con la
madre.
[…]

o di amore per la fragilità della vita

[…]
Non so se questa uscita mia in un secolo
a caso, se questo essere qui a casaccio,
io non so spiegarmi questa malattia
all’attacco del mondo, non so guarire
questa malattia che indolora e vorrei
sistemare ogni cosa, in un sogno puerile di
tregua, in un’arcadia anche retorica,
in un dormire abbracciato dei
guerrieri che si innamorano.
[…]

Fotografia di Elisa Magnoni

Quanto ti resta al termine di questo lavoro è un senso di inadeguatezza: le parole sono troppo limitate per riuscire a contenere totalmente quanto di contraddittorio, doloroso e meraviglioso la vita può donarti.

[…]
il mio dire è fallimentare,
io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo
all’essere e non lo so dire, non lo so dire,
io appartengo e non lo so dire, non lo so dire,
io appartengo all’essere, all’essere e non lo so dire
[…]

perché le parole restano un veicolo che riduce, contrare e non restituisce a pieno

[…]
io non ho abbastanza parole, le parole mi si
consumano, io non ho parole che svelino, io non ho
parole che puliscano, io non ho parole che riposino,
io non ho mai parole abbastanza, mai abbastanza
parole, mai abbastanza parole. 
[…]

Resta solo il silenzio, l’assenza , unici strumenti in grado di farti percepire il Tutto.

[…]
ho solo parole di serie
ho solo parole fallimentari, ho solo parole deludenti,
ho solo parole che mi deludono,
le mie parole mi deludono, sempre mi deludono,
sempre sempre mi deludono, sempre mi mancano.
[…]

L’amore per la vita, per la sua caducità, per la sua fragilità, quasi fosse di cristallo. Tutto questo viene reso perfettamente dall’inno alla vita “Sii dolce con me, sii gentile” in cui la poetessa si rivolge direttamente alla Vita impersonificata:

Sii dolce con me. Sii gentile.
È breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell’umano. Come ora ne
abbiamo dell’infinità.
[…]
La vita ha bisogno
di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente
leggermente poggia il tuo piede
e abbi cura 
di ogni meccanismo di volo 
[…]
Sia placido questo nostro esserci –
questo essere corpi scelti
per l’incastro dei compagni
d’amore. Nei libri.

Il corpo fatto di parole di Mariangela Gualtieri ed il corpo fatto di carne di Roberto Latini sembrano essere stati pensati per incontrarsi su di un palco: le parole ed i suoni di stasera ci accarezzano, ci cullano, ci commuovono e ci fanno sentire “perdonati”. L’immagine di Roberto Latini sul palco, il suono delle sue parole, l’armonia che ne scaturisce dalle poesie e dalla musica ci lascia malinconici e liberi. Liberi del peso e liberi di essere felici perché “è breve il tempo che resta”.


Poesie di Mariangela Gualtieri citate nell’articolo:
” Monologo del non so”
“Fuoco Centrale”
“Sii dolce con me, sii gentile”.


trasparenzefestival.it
Info e prenotazioni: 345 6018277
biglietteria@trasparenzefestival.it
Teatro dei Segni – Via S.Giovanni Bosco 150/b, Modena