Musica e immagini si fondono nel live dei C’mon Tigre

Musica e immagini si fondono nel live dei C’mon Tigre

Intervista al collettivo di musicisti a Carpi il 19 ottobre nell'ambito di Vie Festival

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Si snoda tra quattro città: Modena, Carpi, Vignola e Bologna. In questi luoghi porta il meglio della scena contemporanea per la dodicesima volta. L’edizione 2016 di Vie Festival è appena cominciata (giovedì scorso13 ottobre) e andrà avanti fino al 23 ottobre tra teatro, danza, musica e cinema. In questo vortice creativo si inseriscono i C’mon Tigre, un collettivo di musicisti provenienti dal bacino del mediterraneo e votati alla contaminazione, al jazz, alla sperimentazione, al funk. Sono sul palco del teatro Comunale di Carpi mercoledì 19 alle 21 per raccontare con la loro musica i cortometraggi d’animazione di Gianluigi Toccafondo, uno dei maggiori illustratori italiani.

Un incontro tra suoni e immagini iniziato con il film musicale Federation Tunisienne de Football, la prima strada scelta da C’mon Tigre per condividere le loro storie mediterranee con tutto il mondo. È la storia di un’eccentrica squadra di calcio, con i loro balli e le loro scarpe magiche posizionate su un campo sabbioso circondato da animali. Animato, dipinto e diretto da Toccafondo, non ha una sequenza chiave, niente filtri e niente post produzione, semplicemente oltre 5mila fotogrammi dipinti a mano.

Da loro ci siamo fatti raccontare cosa succede quando due mondi si intrecciano e creano una nuova storia comune.

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Come è nato il progetto C’mon Tigre?
“Dalla memoria. C’mon Tigre è nato per raccontare delle storie.
Non c’è una data di nascita, piuttosto un quieto e lento periodo di incubazione, nel quale abbiamo usato C’mon Tigre come un diario di bordo.
Abbiamo viaggiato molto, raccolto appunti, e delineato un ensemble di strumenti appropriati che potevano tradurre quegli appunti in musica.
C’mon Tigre è un’esortazione a proseguire, ma anche una provocazione, è quel gesto della mano con cui inciti allo scontro, del tipo “avanti, coraggio”.
I francofoni poi lo leggono in un terzo modo ancora, per loro è C’est mon Tigre”.

Come vi siete conosciuti voi e Toccafondo? L’idea di collaborare come è nata?
“Abbiamo avuto l’onore di conoscere Gianluigi Toccafondo circa 10 anni fa, ci hanno presentati e ci siamo riconosciuti. Come i cani, ci si annusa.
All’ epoca tutto era diverso, l’occasione era di collaborare per un progetto legato al teatro. Ci siamo divertiti molto, e dal quel momento è nata un’amicizia che si è consolidata nel tempo. Gianluigi è una persona che adoriamo, dal talento disarmante e dalla grande generosità.
Ci abbiamo messo 10 anni per affinare questa collaborazione”.

Quando musica e immagini si incontrano, che cosa succede? 
“Magia o porcheria”.

Qual è il valore aggiunto che queste arti regalano l’una all’altra secondo voi?
“Non può esserci una regola definita, a volte non si regalano proprio nulla, a volte si rubano qualcosa. Alcune musiche hanno il dono di generare immagini, di stimolare i pensieri. Se associate forzatamente alle immagini sbagliate vengono private della loro potenza. Non è proprio il caso di questa collaborazione, in cui la poetica di Toccafondo ha la capacità di guidare l’ascolto verso l’immagine perfetta. È riuscito a evocare esattamente quello che cercavamo di tradurre in note e parole. Quando succede è pura magia”.

Raccontateci la storia di Federation Tunisienne de Football
“Era arrivata la voce che sarebbe successo qualcosa di memorabile.
A voci come queste vuoi credere, anche se a metterle in giro è sempre il figlio della sorella dello scemo di turno, per dire quanto puoi sperare invano che accadano. Beh si diceva che ad un certo punto, tra il primo e il secondo tempo, bisognava fissare i piedi dei giocatori, che se volevi prenderti da bere al chiosco era meglio se non lo facevi e rimanevi seduto a guardare i piedi dei giocatori, che qualcosa di strabiliante sarebbe successo. La partita era di domenica, col sole allo zenit e c’erano tutti a vederla. Ci misi 20 minuti per trovare un buco in cui infilarmi da dove si vedesse qualcosa, e mi misi subito a guardare i piedi di tutti, per non rischiare di perdermi nulla, se capisci cosa intendo. Stetti a guardare molto quei piedi mentre tutto andava avanti e la squadra ospite ci faceva un culo tanto, un gol dietro l’altro. Me ne accorsi solo quando Malik cadde a terra urlando per un fallo violento. Era un massacro inaspettato, e non è che prima me ne fregasse molto se vincevamo o perdevamo, ne me ne sia mai fregato molto di calcio in generale, ma quello era proprio un massacro senza precedenti, i nostri volavano a destra e a sinistra come schizzi d’acqua, esattamente con quella facilità li. A nessuno venne più in mente di guardare i piedi di nessuno, eravamo tutti come storditi. Mai successa una cosa del genere. Iniziai ad aver persino paura quando vidi una coppia di avvoltoi posarsi sulla traversa della porta. Perché quelli arrivano quando ci sono delle carcasse da spolpare, e mi ricordai di quello che sarebbe dovuto succedere secondo il figlio della sorella dello scemo di turno, e pensai che dio era proprio uno stronzo se con la scusa del fatto memorabile voleva farci assistere ad un genocidio sportivo. Poi mi girai, e vidi un gruppetto di giraffe avanzare con passo dinoccolato verso lo stadio, e con loro una trentina di elefanti in assetto antisommossa, e cammelli, e un esercito di animali da ogni dove. Fu allora che successe il miracolo!”.

Progetti futuri?
“Vivere a lungo, e avere molto altro da raccontare”.

Per il programma completo del festival viefestivalmodena.com 

 

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