Paolo Benvegnù

Paolo Benvegnù

O, la perdita del de-siderio

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È difficile immaginare di trovare le parole giuste per descrivere ciò che si prova quando si ha a che fare con un cantautore del calibro di Benvegnù. Per certi versi vorresti andarci a bere una birra insieme, perché ti sembra di ascoltare un vecchio amico mentre si confida con te. Per altri, invece, vorresti spaccargli la faccia per il modo in cui riesce a farti sentire così a disagio ed inadeguato nell’affrontare la verità della quale ti sta parlando.


Facendo un piccolo preambolo sull’ultimo lavoro che sta portando in giro in questi giorni e che ha riproposto per intero all’Off di Modena, in un’intervista Benvegnù spiega che:

[…] Lo dice la stessa parola, de-siderare, andare verso le stelle. Si è perso proprio quel saper guardare alle stelle nel buio reale della povertà e delle guerre. A noi manca il desiderio, ecco la verità […].

Le stelle e l’animo umano, il cambiamento e la rinascita sono temi profondamente legati tra loro nel capitolo finale della trilogia iniziata con Hermann, e lo stile con cui vengono affrontati è una combinazione dosata con molto gusto ed intelligenza tra rock, sonorità indie e musica cantautoriale.
Il musicista salito sul palco sabato sera è probabilmente l’artista più ispirato che abbia ascoltato negli ultimi anni e, tra quelli visti all’OFF negli ultimi tempi, lo ritengo senza dubbio il più importante a livello di spessore ed intensità musicale.
L’ultimo album è emozionale, carico di sensazioni vere e forti che, come suggerisce il titolo, vengono affidate al catione idrogenonio (H3+), l’elemento presente in maggior numero negli spazi interstellari, come se a suggellare il proprio personale viaggio nell’anima debba essere un silenzioso guardiano ed elemento testimone per eccellenza dei moti dell’universo.

Piccola nota a margine: spesso accade che nella musica, e nell’arte in generale, l’intelligenza artistica richiami altre intelligenze oppure rimandi a precedenti maestri ed in questo caso è impossibile non cogliere un sostanzioso omaggio al Duca Bianco, in generale nelle atmosfere del disco ed in particolare nel brano “goodbye planet earth”.
Finita l’esecuzione di “no drinks no food”, dopo una breve pausa Paolo Benvegnù torna sul palco per il bis proponendo cinque dei suoi brani più significativi: “Andromeda Maria”, “Orlando”, “Io e il mio Amore”, “Suggestionabili” e, dulcis in fundo, “Cerchi nell’acqua” per il gran finale.

In conclusione, trovo che il live al quale ho assistito, dal punto di vista dello spessore dei temi trattati, dell’intensità musicale e anche della ricerca che c’è dietro, sia di un livello decisamente superiore rispetto a tutto quanto sia stato proposto finora.
Forse, a voler trovare un neo, potrei accusare l’artista di un’eccessiva freddezza sul palco, ma starei mentendo in quanto appare chiaro che il rapporto con il pubblico non è quello caldo ed immediato al quale siamo stati abituati ultimamente, quanto piuttosto una relazione matura, vissuta con intelligenza ma non per questo meno emozionante e sincera. L’augurio, oltre ad averlo nuovamente qui prima possibile, è che il suo lavoro sia d’ispirazione e d’esempio affinché il livello medio della musica italiana possa crescere in profondità.

Paolo Benvegnù @ OFF Modena - photo credits: Francesco Boni - fboni.it

Paolo Benvegnù @ OFF Modena – photo credits: Francesco Boni – fboni.it

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