DISHCOVERY

DISHCOVERY

Una Web App per divulgare la cultura culinaria Italiana.

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Un’ intuizione brillante quella di DISHCOVERY: uno strumento per abbattere le barriere linguistico-culturali attraverso un menù che si sa raccontare.

Non una semplice traduzione ma un prontuario capace di spiegare tutti quei piatti e quegli abbinamenti che rendono il pasto una vera esperienza.

Uno strumento per divulgare la cultura enogastronomica Italiana, avvicinando gli stranieri a noi, perché si sa che la storia del cibo è storia dell’uomo: nei piatti tipici tradizionali si conserva parte importante della cultura e dei rituali di un popolo.

Gli ideatori di DISHCOVERY

MARCO SIMONINI Co-Founder e CMO.

Laureato in Economia e Marketing internazionale all’università di Modena, ha lavorato per diversi anni nel campo agroalimentare per multinazionali come Acetum e Kraft Heinz.

Dopo un Master presso la Tongji University of Shanghai ed un’esperienza di lavoro come account manager alla Shanghai Cascino Trading Co. LTD, è tornato in Italia per lanciare insieme al socio Giuliano la nuova Web App che cambierà il modo in cui i turisti vivranno la propria esperienza culinaria all’estero.

GIULIANO VITA Co-Founder e CEO.

Giuliano ha studiato e lavorato in Cina per diversi anni. La prima volta nel 2008, all’età di 17 anni grazie ad una borsa di studio di Intercultura, che gli ha permesso di frequentare il 4° anno del liceo a Chongqing, provincia autonoma situata nella Cina centrale.

Dopo la scuola superiore ha intrapreso gli studi in Economia e Marketing internazionale all’Università di Modena e successivamente ha frequentato un Master in Management per i mercati emergenti all’Università di Modena e presso la Tongji University di Shanghai.

Dopo diverse esperienze lavorative in Cina è tornato in Italia per lanciare il proprio business.

Gli ideatori di DISHCOVERY – Marco Simonini e Giuliano Vita


 

Marco, Come nasce DISHCOVERY?

Nasce in Cina, a Shanghai, davanti all’ennesimo menù incomprensibile.

Io e Giuliano, lavorando nel settore Horeca, ci siamo resi conto dell’ignoranza dilagante nei confronti della cultura culinaria: dei cittadini cinesi nei confronti di quella italiana, ma anche viceversa. Dato ancor più sconcertante, quella di noi stessi italiani verso la nostra cucina.

Posso affermare senza alcun dubbio che c’è un’approssimazione profonda per quello che concerne il settore agroalimentare. Il problema più grande, oltre a quello linguistico, è proprio la mancanza di una conoscenza culturale enogastronomica. Io stesso faccio molta fatica con i menù all’estero perché spesso sono tradotti male e in maniera superficiale e, soprattutto, ci sono alimenti che nel mio paese non esistono; è difficile quindi capire di cosa si tratta e non basta tradurre i termini in maniera letterale. Sempre più consapevoli di questa lacuna abbiamo studiato il mercato, trovando conferma nei sondaggi dell’IPSOS, i quali dichiarano che uno dei problemi principali a cui devono far fronte i ristoratori è proprio quello di far capire il menù.

Lasagne, Pizza e Spaghetti sono termini tradotti universalmente in tutte le lingue nei locali turistici e nelle grandi catene di distribuzione. Cosa succede invece se si tratta di ristoranti o piatti meno “commerciali”?

Avrei da ridire anche sulla più comune traduzione del termine Lasagne: in inglese, infatti, molto spesso è descritto come tutto fuorché quello che è realmente.

In ogni caso puoi trovare traduzioni in quei locali turistici coi menù a vista o nelle catene organizzate con un ufficio marketing interno. In caso contrario esistono solo rare eccezioni di menù tradotto e ancor più rari sono i casi in cui le traduzioni risultano corrette. I menù non sono evocativi, non ti spiegano cosa troverai realmente nel piatto.

Sono innumerevoli gli strafalcioni nei quali siamo incappati in questi anni.

Puoi farmi qualche esempio?

Traduzioni fatte a dir poco male.

Pesce tritato, intestini esplosivi, tartufi ipocriti. Queste sono solo alcune delle traduzioni peggiori che abbiamo raccolto nei ristoranti nei quali siamo stati durante le nostre ricerche.

Come funziona quindi Dishcovery?

In base alla nazionalità della clientela di uno specifico ristorante viene effettuata la traduzione del menù. Una volta tradotto questo viene digitalizzato e collegato a una serie di codici QR in grado di rilevare la nazionalità di chi li scansiona. Il ristorante non dovrà far altro che fornire il codice QR al suo cliente che direttamente dal suo smartphone potrà scaricare e consultare il menù nella sua lingua. Per il supporto tecnico di questo processo ci siamo avvalsi del servizio e della massima competenza della software house modenese Diapason Digital.

Chi vi fornisce le traduzioni?

Ci avvaliamo solo di agenzie certificate ISO 9001. In questo modo oltre a garantire una traduzione di qualità, i ristoratori non rischiano in prima linea di presentare una traduzione sbagliata, il che risulta molto importante in situazioni delicate, per esempio per l’obbligo di indicare gli allergeni contenuti nei diversi alimenti.

Esistono altre Startup che offrono il servizio di traduzione del menù, perché scegliere Dishcovery?

Dishcovery si differenzia dai competitors perché ogni menù digitale è pensato per essere implementato con appendici che vadano a illustrare in maniera più dettagliata gli ingredienti, la loro natura e i vari abbinamenti presenti nei piatti. Non offriamo un semplice servizio di traduzione ma divulghiamo la cultura culinaria Italiana.

Ad oggi, in quanti ristoranti possiamo trovare Dishcovery?

Al momento siamo presenti in oltre cento ristoranti, un buon numero considerando che il progetto è avviato solo da un anno.

Oggi, Martedì 30 Ottobre 2018, alle ore 18.00, presso l’accademia Nazionale di Scienze, Lettere e Arti di Corso Vittorio Emanuele II a Modena si terrà la presentazione del progetto Dishcovery, durante la quale si darà anche il via ad una campagna di Equity Crowdfunding con la possibilità di investire direttamente in quote aziendali.

L’evento è su invito, chi fosse interessato può scrivere a info@dishcovery.menu

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