L’Architettura nel Modenese, in Italia, nel mondo, oggi.

L’Architettura nel Modenese, in Italia, nel mondo, oggi.

Una folle chiacchierata con l’architetto Carlo Maria Morsiani, ideatore del ciclo di conferenze VAA - Vignola Archives of Architecture.

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Da venerdì 20 a domenica 22 luglio Vignola ospita la seconda edizione di VAA “Vignola Archives of Architecture”: il ciclo di conferenze ideate dall’architetto Carlo Maria Morsiani e promosse dalla Fondazione di Vignola. Appuntamento, ad accesso libero e gratuito fino ad esaurimento posti, a partire dalle ore 21.00 in Piazza dei Contrari

 

VAA è un progetto pluriennale inserito all’interno del programma di riqualificazione di Palazzo Contrari-Boncompagni, detto anche Palazzo Barozzi in onore del grande architetto vignolese che lo ha progettato, con la volontà di istituire un centro di ricerca sull’architettura contemporanea italiana.

Le tre linee guida principali di VAA (materiale locale, patrimonio nazionale, dialogo internazionale), già ampliamente collaudate lo scorso anno, verranno interpretate pubblicamente attraverso il ciclo di conferenze tenute da tre personalità note nel panorama architettonico. La volontà del progetto, in grado di operare tra l’educazione, la cultura e lo sviluppo locale, è quella di instaurare un processo di sensibilizzazione pubblica sull’architettura contemporanea attraverso l’accostamento sistematico delle tre componenti principali.

Vignola Archives of Architecture - July 2018

 

Due master importanti Delft Olanda, Los Angeles California, lavori in Svizzera e in Irlanda. Diversi anni all’estero, perché sei voluto tornare?

Perché per un architetto poter lavorare con e sul proprio territorio non solo è stimolante, ma quasi necessario. L’architetto prima di aver bisogno di un committente necessita di un contesto: sociale; formale; economico; imprenditoriale; storico; spaziale; urbano. Poter trasformare un territorio è la sfida più grande, se quello stesso territorio è il proprio allora la sfida trasuda amore: diventa necessariamente importante.

Noi Emiliani abbiamo la fortuna d’esser ancora molto legati alla terra, la nostra terra!  Siamo fortunati perché veniamo e viviamo in un ambiente ancora molto stimolante che richiede solo uno svelamento, da parte nostra.

 

In che senso solo uno svelamento?

Le potenzialità ci sono, è una regione, un territorio ricco ma il suo potenziale rimane troppo spesso inespresso, sta a noi rispolverare queste potenzialità. Tutti i cittadini sono civilmente responsabili del brutto ma la responsabilità maggiore è sulle spalle dei progettisti. Siamo noi architetti ad esser chiamati a ricucire situazioni, momenti incrinati; c’è chi si limita a svolgere sufficientemente il proprio lavoro e chi, come i bravi architetti, va oltre creando luoghi e non solo spazi.

Il mio motto è: “fare quello che si ama con le persone che si amano”. Poter intervenire qui, con il gruppo giusto, è un buon elisir, non solo di bellezza, ma di pace interiore.

Nel mondo in cui viviamo siamo ultra connessi e questo è un vantaggio, vivo Modena non come un nido, ma come un porto sicuro dal quale, quotidianamente salpare ogni mattina per poi rientrarci verso sera. Credo che sia necessario vedere le cose con la giusta distanza, lavorare a Modena ma respirare ovunque; questo è il mio sogno e con molta perseveranza si sta quasi per avviare…

 

Ci vuoi svelare qualcosa?

Certo che si! Ma alla prossima puntata e o intervista.

 

 Venerdì 20 Luglio 2018 ore 21:00 > 23:00 Architettura e conservazione, Vincenzo Vandelli. Dalla città di Vignola al suo intorno: Rocca di Vignola

Venerdì 20 Luglio 2018 ore 21:00 > 23:00
Architettura e conservazione, Vincenzo Vandelli. Dalla città di Vignola al suo intorno: Rocca di Vignola


Ok, alla prossima puntata. Bene Morsiani, parli molto di Modena. Dimmi a sangue freddo, che interventi faresti nella tua città?

A sangue freddo il primo pensiero va ai chioschi sui viali, basti pensare che di sola burocrazia sono stati spesi più di 220 mila euro. Bene, se mi avessero affidato anche solo le spese che sono state investite per la burocrazia avrei restaurato queste rovine contemporanee: con 220 mila euro non solo è possibile fare un buon lavoro ma sarei riuscito a includere anche la mia parcella.

Peccato… Avrei cercato di dare ad ogni chiosco una sua identità (I was looking for a kind of identity for sun, but with some restraints)

 

Uno dei chioschi sui viali del parco a Modena

Uno dei chioschi sui viali del parco a Modena

Interessante il discorso delle rovine contemporanee.

Si molto interessante e soprattutto contemporaneo, basti pensare al lavoro di Incompiuto Siciliano. L’architettura è in divenire; è spazio nel tempo e in senso lato tutto è rovina. Dal punto di vista tecnico credo che la riqualificazione del non finito, del fatto male, del consumato, possa essere un ottimo punto di partenza per tutti: progettisti, clienti e utilizzatori finali.

Con progetti snelli, veloci, contemporanei si può spendere poco e far rivivere angoli di città, una riqualificazione che mette d’accordo tutti.

 

È vero che l’architetto Italiano ha, come si suol dire, qualche marcia in più? Studiare la storia dell’architettura, la storia della critica non è fondamentale? Non solo per non inciampare negli stessi errori ma per prender meglio le misure, per aver più chiaro come muoversi fra l’edificio e ciò che lo circonda?

Diciamo che l’architetto italiano, che vuole agire in Italia, deve avere una marcia in più.

Il contesto: tecnico, economico e sociale lo portano a dover rimanere sempre attento, flessibile e pronto. L’architetto italiano che da bimbo giocava a pallone sotto i portici del duomo avrà sicuramente una sensibilità molto accurata, ciò non toglie che per essere tale deve sempre rimanere allenato, e questo deriva dalla pratica. La Pratica in Italia scarseggia e ciò alla lunga fa si che l’architetto Italiano abbia una marcia in meno.

 

 Sabato 21 Luglio 2018 ore 21:00 > 23:00 Architettura e trasformazione, Massimo Carmassi. Dalla città di Pisa al suo intorno: San Michele in Borgo.

Sabato 21 Luglio 2018 ore 21:00 > 23:00
Architettura e trasformazione, Massimo Carmassi. Dalla città di Pisa al suo intorno: San Michele in Borgo.

 

Com’è il rapporto fra il committente e l’architetto?

Beh, l’architettura esiste solo grazie alla committenza e questa dev’essere: coraggiosa, capace, sensibile e attenta. Non è un mestiere facile, non è scontato trovare il committente e chiaramente non è ovvio accontentarlo. È un mestiere di confine, parti da un porto sicuro, ma sei sempre in mare aperto.

Come dato tecnico posso dirti che solo il 3% del costruito è effettivamente realizzato da architetti, e di questo 3% non è detto che tutto poi diventi architettura con la a maiuscola. L’architettura e una forma d’arte, è la madre delle arti, si plasma la materia nello spazio. La bellezza, si sa, se la tira un sacco: non è scontato raggiungerla, anche se hai carta bianca.

 

Essere architetti in Italia, oggi.

Sarebbe eccitante ma si sconfina spesso nella frustrazione. È un lavoro per pochi, da tutti i punti di vista. Per esempio, le archistar che conosciamo tutti (che io stimo e non rinnego, anzi!) sono al 90% molto benestanti. I primi committenti (che ti devono affidare cifre corpose) sono i genitori e gli amici dei genitori. Il padre di Renzo Piano è il più grande costruttore di Genova, per esempio.

Va beh, concludo questa riflessione affermando che le archistar hanno un grandissimo talento, punto.

Credo che poter agire in Italia sia un grandissimo onore ma comporta molte responsabilità, proprio per questo motivo richiede tempo e forza. È uno dei pochi mestieri generalisti in un mondo di specializzazioni, è un mestiere lento in un mondo iper veloce; è una contraddizione, un confine appunto.

 

Siamo Italiani, la qualità del saper fare la abbiamo nel D.N.A. Ci sono punti di incontro fra le nuove tecnologie digitali e la tradizione?

La disciplina ha un piede nella storia e uno nel futuro. La contaminazione tra innovazione e tradizione, secondo me, é la definizione stessa di architettura, almeno italiana. Quindi tutto è un punto di incontro, dagli strumenti che usiamo (matita/drone/pantografo) ai fini che ci poniamo: pavimento in pietra, millenni per solidificarsi, lavorato al laser con disegni attuali.

 

 Domenica 22 Luglio 2018 ore 21:00 > 23:00 Architettura e innovazione, Frits Van Dongen Dalla città di Amsterdam al suo intorno: Musis Sacrum

Domenica 22 Luglio 2018 ore 21:00 > 23:00
Architettura e innovazione, Frits Van Dongen. Dalla città di Amsterdam al suo intorno: Musis Sacrum

Bene a proposito della seconda edizione di VAA Vignola Archives of Architecture.

Con questo progetto voglio raggiungere una certa indipendenza culturale, ovvero un punto di vista. Ok, agiamo sul territorio, ma come? Con che mezzi, che visioni, che idee, in questo mare aperto, com’è fatta la barca? Ed i remi?

VAA prova a dare una prima risposta a questa necessità.

Fare quello che si ama con le persone che si amano, questo è ciò che conta! Tutti gli architetti coinvolti in questa sfida, che amo, sono amici carissimi che amo.

 

Perché venire a Vignola in questi giorni ma soprattutto perché dovrebbero interessarsi anche, i cosiddetti, non addetti ai lavori?

Quest’anno è il centenario della Bauhaus, di Nelson Mandela e di Bruno Zevi; Zevi disse che ogni cittadino Italiano dovrebbe iscriversi almeno un anno alla facoltà di architettura per capire davvero dove abita.

Non si pretende che tutti gli Italiani si iscrivano ad Architettura, anche perché l’Italia è il paese col maggior numero di architetti pro capite al mondo. Ciò che si pretende è di sensibilizzare i cittadini al luogo in cui abitano: la volontà ultima di questo progetto è proprio quella di sensibilizzare i non addetti ai lavori.

I tre temi di ricerca vengono riproposti attraverso tre conferenze di buona architettura. Materiale locale (architetto locale), patrimonio nazionale (architetto nazionale) e dialogo internazionali (architetto internazionale).

 

Per info e approfondimenti:

info@vignolaarchivesofarchitecture.it

www.vignolaarchivesofarchitecture.it

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