Renzo Piano – L’architetto della luce

Renzo Piano – L’architetto della luce

Una riflessione sul mestiere dell’architetto, sull’arte del progettare e realizzare un’opera da vivere.

SHARE:

Primo appuntamento della rassegna I WONDER STORIES al Cinema Astra, di cui siamo Media Partner (se volete qualche approfondimento in più, ve ne abbiamo parlato qui)

Noi di MoCu siamo stati alla proiezione del documentario Renzo Piano – L’architetto della luce (Spagna, 2018, 80′) diretto da Carlos Saura, regista che ha avuto l’opportunità di seguire passo passo l’opera di progettazione e realizzazione del Centro Culturale Botin a Santander in Spagna, inaugurato nel Giugno 2017.

Architetti o no, questo documentario non può che restituirvi il fascino del processo creativo, della progettazione e della realizzazione di un’opera architettonica di questa portata, al di là che siate o meno d’accordo con la realizzazione di nuovi edifici e che siate o meno degli ammiratori dell’architettura contemporanea.

View of the west façade from the Hotel Bahia. Ph. Enrico Cano – architetti.com

Renzo Piano apre il film con la sua visione di téchne, ovvero di come arte e tecnica debbano andare avanti insieme perché si realizzi un’opera esteticamente bella e tecnicamente resistente e duratura nel tempo, e di come bellezza e tecnica siano a loro volta a servizio della luce.

Ecco che già dai primi minuti di proiezione si svela la scelta del titolo del documentario: il lavoro di ricerca e progettazione di Renzo Piano è incentrato sulla valorizzazione della luce come elemento fondamentale per la realizzazione delle sue opere.

In particolare, il progetto per il centro culturale Botin doveva rappresenta il luogo di incontro armonico tra mare e città, natura e civiltà, e l’uso sapiente della luce negli elementi verticali ed orizzontali della struttura mette i fruitori nella condizione di restare in contatto con entrambe le dimensioni. Questa per lo meno era la sfida di Renzo Piano, voi fatevi la vostra idea, “non si può mettere d’accordo tutti”, come lui stesso confida.

Sea view from pachinko. Ph. Enrico Cano – architetti.com

La forza di questo documentario è nel fatto che il regista ci restituisce con immagini e musica la magia dell’ossessione di Piano per la luce, che da forma a cieli, mari e paesaggi: ed ecco che pure un cantiere, assume una sua poeticità.

Renzo Piano ha una personalità forte e importante, attributi che traspaiono bene nel documentario soprattutto nei momenti di confronto. È presente, anche se marginalmente, anche una nota sociale, con la parola degli altri protagonisti di questo miracoloso e delicato processo di creazione: la committenza e la cittadinanza.

Inutile dire che la costruzione di un’opera architettonica di questa portata modifica l’urbanistica e la percezione di chi quello spazio lo ha vissuto in un certo modo e, da un giorno all’altro, lo vivrà in un altro.

Anche se, nel caso specifico del centro Botin, il progetto di Renzo Piano ha restituito alla città un luogo precedentemente inaccessibile (uno scalo merci del porto commerciale chiuso al pubblico e in semi disuso), il tema della costruzione di nuovi edifici è soggetto sempre a diverse discussioni di stampo ambientalista, etico ma anche banalmente logistico.

Interior View Auditorium. Ph. Enrico Cano-architetti.com

Come fare quindi a creare una connessione fra mare e città con la costruzione di un grande centro culturale su una porzione di costa precedentemente inaccessibile, ma ora invasa da un “grande bellissimo mostro”, come lo chiama lo stesso Renzo Piano?

Non vi resta che andare a vedere il documentario per farvi la vostra idea.

 

Perché consigliamo la visione del film?

  1. per passare 80 minuti in contemplazione chiedendosi con la faccia umilmente ebete “ma come si fa a progettare e realizzare quella roba lì?”
  2. per passare poi gli 80 minuti successivi a discutere sul “perché realizzare quella roba lì, in quel posto lì, e non da altre parti? E soprattutto, sarà giusto o sbagliato?
  3. Scoprire come 28mila dischi di ceramica sono stati attaccati alla facciata dell’edificio
  4. Sentirsi meno ignoranti, almeno fino a domani (cit. dello spettatore seduto di fianco a me)

Ph. Rubén P. Bescós – Architetti.com

Il documentario è visibile alla Sala Truffaut questa sera, giovedì 18, e domani, venerdì 19, alle 21.15, quindi se lo avete perso al Cinema Astra, avete ancora ben due occasioni per rimediare.

Se volete un assaggio del film ecco il trailer ufficiale:


Il prossimo appuntamento per I Wonder Stories è a novembre, con la proiezione di Almost Nothing | CERN Experimental City – a film by Anna de Manincor | di cui per ora vi lasciamo solo il trailer e vi invitiamo a seguirci per tutti i dettagli che presto sveleremo. Da quest’anno, inoltre, al Cinema Astra l’ingresso è ridotto anche con la tessera dell’Associazione Culturale Stòff, associazione di cui MoCu magazine è un ambizioso progetto.

Articoli successivi

COMMENTI