Al massimo finisce che ci odiamo

Al massimo finisce che ci odiamo

Per il tuo Bene, Pier Lorenzo Pisano – Teatro delle Passioni

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MADRE
Io ho un figlio, cioè sono una madre.

FIGLIO
Io sono un figlio. Cioè ho una madre.

Che avremo a che fare con una scrittura sobria, a tratti quasi spersonalizzata, lo si capisce da subito. La scena è asettica; il sipario a scorrimento lascia spazio ai due personaggi che ci si aspetta di vedere subito, se si pensa alla famiglia. Madre e figlio. Senza nome, spogliati da ogni accezione, con la loro fetta di palco illuminata, che ci chiamano a riflettere, a giudicare, a immedesimarci. Ci portano indietro, al principio di tutto. Intrecci di ricordi in un botta e risposta continuo, un effetto eco che ricostruisce quell’ingranaggio complesso, misterioso e ricattatorio che è la famiglia. Che sta praticamente tutta li, in qualcuno che dice a qualcun altro cosa deve fare. Tutta lì, si fa per dire.

Per il tuo Bene – Foto di Luca Del Pia

Errori, mancanze e incomprensioni si scoprono lentamente, con il breve ritorno a casa del figlio e l’interazione serrata con tutti gli altri personaggi. Un padre, che però non appare mai e al quale ognuno deve qualche spiegazione, un fratello, uno zio e una nonna, interpretata dalla stessa madre in un’esilarante trasformazione d’abito.

Per il tuo Bene – Foto di Luca Del Pia

FRATELLO
Io sono il figlio piccolo. Nel senso di un piccolo Buddha. Un dono del cielo. Una piccola divinità da assecondare sempre.

ZIO
Non mi considero un parente così stretto, sono uno di quei parenti che se non li senti non si offende nessuno.

NONNA
Io sono una nonna. Una madre in pensione. Come una bustina di tè: sono una madre diluita con le zollette di zucchero.  

Gli unici punti di rottura e apertura verso l’esterno sono la ragazza che intrattiene un rapporto amoroso e problematico con il fratello e uno sconosciuto. Non sono famiglia, e davanti a loro si dipana la storia, quella con la S maiuscola.

Quello di Pisano, con questo testo vincitore a soli 27 anni del premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli”, è uno spaccato famigliare apparentemente fatto di stereotipi e incomunicabilità che però finisce per ammettere ogni tipo di sentimento. Un universo dove risiede tutto e il contrario di tutto, che da fuori né si vede né si sente. Dinamiche agli antipodi, attaccamento e disprezzo, desiderio di fuga e sfrenata voglia di tornare.

Per il tuo Bene – Foto di Luca Del Pia

 E allora, per provare a capire, bisogna indossare quel vecchio paio di scarpe e sopportare, doloranti, per il tempo che ci vuole. Tra le recriminazioni delle madri, le colpe dei fratelli, le battute degli zii, bisogna andare avanti con gli alluci scoperti, attraverso situazioni intrise di quel misto di humor e cattiveria che è il vero sapore della famiglia, un’associazione a delinquere basata sul ricatto d’amore. E ancora, continuare a camminare, un passo dopo l’altro, senza sapere la direzione, senza sapere se è possibile andare avanti, o tornare indietro, o se le cose, quando si spezzano, restano così.

Pier Lorenzo Pisano, Quaderno di Sala

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