Pinguini Tattici Nucleari

Pinguini Tattici Nucleari

O, i nuovi alfieri del rock demenziale

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Se un mese fa mi avessero detto che la notte di Natale avrei dovuto attendere più di mezz’ora in fila per prendere il loro biglietto non ci avrei creduto. Eppure, nonostante la festività, un’autentica folla si è data appuntamento al Vibra per assistere al concerto dei Pinguini Tattici Nucleari. Ma andiamo con ordine…

Appena entrato le luci sul palco sono già accese per la performance di Icaro Cade, progetto nato dall’estro di Alessia Cuoghi e supportato da Beffect, che propone un genere cantautoriale arricchito da elementi di elettronica. La modenese, dotata di una voce intensa e profonda, canta di situazioni quotidiane e il risultato è molto coinvolgente.

Finita la buona prova della Cuoghi è il momento degli headliner che propongono “Sciare” come pezzo di apertura e tanto basta per accendere un impaziente pubblico la cui età media si aggira intorno ai 25 anni. Da qui in avanti il concerto è un susseguirsi di botta e risposta tra band e spettatori, chiara evidenza di come il gruppo abbia trovato il modo giusto di comunicare alla propria platea.

L’album di cui questo concerto è l’ultima tappa di supporto per quest’anno e si chiama “gioventù brucata”. Si tratta di un lavoro molto eterogeneo che, per certi versi, continua sulla falsa riga dei dischi precedenti e rappresenta una sorta di punto d’incontro tra i musicisti del gruppo e i rispettivi diversi modi di concepire la musica. Il genere spazia tra il rock più duro e tecnico al progressive fino a virate reggae e, addirittura, latino-americano, mentre i testi, sempre in bilico tra critica, (auto-)ironia e giochi di parole, sono scritti con meticolosità e utilizzo di metafore e allusioni espresse senza peli sulla lingua.

Stessa cosa può dirsi del concerto a cui ho assistito, cioè un mix ben equilibrato tra diversi momenti musicali in cui il sestetto di Bergamo si comporta da perfetto mattatore, dosando con intelligenza la sequenza dei brani e i momenti comici. Da sottolineare anche il siparietto “spirituale” in cui l’intero locale si ritrova a cantare a squarciagola brani da chiesa, poco prima del gran finale. Tutti i brani vengono eseguiti con una perizia tecnica eccellente e con una notevole padronanza musicale sebbene, alla fine, la scaletta sia risultata un po’ troppo corta. I restanti nove brani suonati sono:  Sudowoodo, 79, Le Gentil, Cancelleria, Me want marò back, Bagatelle, Gioventù brucata e la finale Irene.

In conclusione, gli accostamenti tra gli orobici e gli Elio E Le Storie Tese sono sempre più frequenti e ora capisco il perché. Tecnicamente impeccabili, capaci di suonare qualsiasi genere, di coinvolgere il pubblico, di scrivere con intelligente sarcasmo e di confezionare musica di spessore. Dopo soli 3 album questo gruppo ha materiale pregevole come biglietto da visita in qualunque situazione in cui voglia cimentarsi ed un seguito invidiabile composto in prevalenza da giovani e giovanissimi, considerando anche il fatto che molto spesso i temi affrontati riguardano periodi della vita tra adolescenza e post-adolescenza. Inutile dire che, viste le premesse, se la band continuerà su questi ritmi e con questa qualità di produzione, sarà presto alla ribalta del grande pubblico.

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