Il caos e la sua traccia

Il caos e la sua traccia

Un atto rituale inciso su vinile e nella natura selvaggia dell’Appennino reggiano

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Due anni fa abbiamo scritto di Valico Terminus (qui l’articolo), progetto di residenza artistica e di società agricola ad opera di due curatori, Giovanni Cervi e Nila Shabnam Bonetti, in una casa cantoniera a Ramiseto, sul crinale tosco-emiliano, battuta dai venti da cui il Comune del Ventasso prende il nome.  E abbiamo scritto di una singolare serie di atti performativi intorno alla figura della rèzdora/azdòra (qui l’articolo): a Santarcangelo dei Teatri un gruppo di signore romagnole si è impegnato per anni in un laboratorio di distruzione e costruzione del ruolo della donna di casa, sotto la guida del regista Markus Öhrn e di Stefania Pedretti. Stefania, membro di Allun e OvO e del progetto solista ?Alos, in quell’intervista evocò il “Caos che prende forma” come sintesi dell’esperienza di Azdòra: ora è uscito il suo nuovo album, The Chaos Awakening, per la fiorentina DioDrone, ed è stato registrato proprio durante una residenza a Valico Terminus.

Conosco Stefania dai tempi delle Allun. Quando mi ha contattato spiegandomi la sua idea di registrare in un contesto naturale come quello di Ramiseto ne sono stato entusiasta e abbiamo iniziato a cercare le location più adatte.

Giovanni Cervi

Registrare un album a Valico Terminus e dintorni invece che in uno studio di registrazione presuppone un dialogo, sonoro prima di tutto, con il luogo, e la capacità, anche da parte del fonico Marcello Batelli, di improvvisare soluzioni e lasciar perdere l’idea di controllo.

Il disco è stato registrato in un’unica traccia in presa diretta, senza montaggi o sovraincisioni, nella canonica delle Pieve di San Vincenzo, a un certo punto si sente anche il rintocco delle campane della chiesa.

Stefania

Il primo live del The Chaos Awakening Tour si è tenuto domenica 7 ottobre al Circolo Ribalta di Vignola: sul palco Stefania in un inedito abito bianco quasi da vestale, un microfono a contatto sul collo che in alcuni momenti arriva ad amplificare il battito cardiaco. Tra gli strumenti a corredo della performance campanelle, cembali, cavigliere con sonagli, un flauto traverso e uno strumento particolarissimo costruito per lei da Nude Guitars, The Chaos Scepter, che flirta con il concetto di chitarra elettrica (è amplificabile, ha corde) ma il cui legno ha la forma di una radice contorta, levigata al punto da sembrare di ossa.

In 32 minuti di live Stefania tesse l’ordito in una struttura ritmica scarna che si ripete implacabile ma mai uguale a se stessa, fino a quando sembra perdersi seguendo fili sonori distorti: con gli strumenti metallici dal suono argentino ricama sopra la trama, la voce è strumento puro che non formula parole, ma proviene da quel tempo precedente la nascita del linguaggio come lo conosciamo.  Quando cessa il suono il silenzio è violento, e ho l’impressione che ciascuno intorno a me stia cercando di tornare al qui e ora da luoghi molto distanti, sulla cartina e nella storia dell’uomo.

Il risveglio del Caos evocato dal titolo dell’album non è una minaccia, ma piuttosto un augurio, come spiega Stefania: ”Le persone hanno paura dell’oscurità, la società fa di tutto per bloccare e inscatolare l’imprevisto e promuovere l’ordine, ma è dal caos che si genera ogni cosa, anche l’ordine stesso, è un cerchio ineludibile alla base di tutto”.

Nàresh Ran, produttore con la sua DioDrone dell’album di ?Alos, dice in merito: “The Chaos Awakening non è un album in senso stretto, non è una sequenza di brani, ma è importante dare la possibilità alle persone di ascoltarlo non solo live ma anche nel proprio stereo, in una sorta di rituale solitario. Credo moltissimo nell’oggetto fisico in ambito musicale, un disco è il retaggio dell’estro di un artista esattamente come un quadro. Per un lavoro che rende omaggio al primitivismo, al fuoco e alle figure pre-divine connesse alla terra, abbiamo scelto i colori dei metalli primordiali per le grafiche del disco: argento e oro”.

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