Ciclofficine

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Dialoghi su due realtà sostenibili tra Modena e Reggio Emilia

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Alcuni dei ricordi migliori che ho, sono legati alla bicicletta. Mia nonna ad esempio, che scavalcava con la gamba il sellino molto prima di fermare la bici, e percorreva qualche metro perfettamente ritta, su un unico pedale e io che rimanevo incantata da quel gesto da cigno, e quel modo elegante di farsi strada, prima di atterrare. Poi le scorrazzate per paese alletà delle medie, con diversi inquilini che sapevano occupare il portapacchi e la canna, con modi sempre più dominanti di farsi trasportare, come chi voleva stare in piedi e si teneva stretto sulle spalle di chi pedalava. Oppure le fughe notturne per la ciclabile con un gruppo di una decina di amici per raggiungere il paese di fianco, che possedeva pochi vanti, ma uno ne aveva, e di grande attrattiva: i pub, e vendevano alcool, alle spalle dei genitori che ci pensavano al cinema estivo in piazza. Poi gli anni di università a Bologna, dove lunico mezzo concepito per raggiungere qualunque destinazione era la bicicletta, e bisognava legarla con tredici lucchetti per dribblare il racket di furti e rivendita, che comunque non riuscivi ad evitare, fino a quando, pedina di un cinico gioco, non eri costretto a ricomprare la tua stessa bici sotto i portici.

Per me la bici è da sempre simbolo di libertà. Poi ne ho compreso altre doti. Come il fatto di essere un mezzo ecologico, il cui utilizzo può aiutare la salvaguardia dellambiente, e di essere un mezzo economico, alla portata di tutti, che può permettere il movimento e lo spostamento anche a chi non possiede unauto.

Intorno alla bicicletta, al suo utilizzo e alla sua importanza, c’è chi ha costruito un progetto di realtà sostenibile: sono i presidenti della Ciclofficina Popolare di Modena, Alessandro Meo, e della Ciclofficina Raggi Resistenti di Reggio Emilia, Luca Gandolfo. Come si intuisce dal nome le ciclofficine si occupano di riparazione di bici e riqualificazione di ferrivecchiabbandonati, a disposizione della comunità. Il progetto di Modena, una delle prime realtà ad essere fondate, gravita intorno allidea di diffondere un uso consapevole della bici, fino a sensibilizzare maggiormente lutilizzo. Il progetto di Reggio, invece, più recente, nasce come veicolo dintegrazione per migranti e altre minoranze, fino ad evolversi professionalmente. Ho voluto incontrare gli ideatori e raccontarvi di queste realtà che, oggi più che mai, meritano sostegno e divulgazione.

Ciclofficina Popolare di Modena

La Ciclofficina Popolare è situata sotto la gradinata del parco Novisad. Il suo presidente, Alessandro Meo, è un ragazzo di 25 anni, abruzzese fuori sede trasferitosi a Modena per frequentare luniversità. Studia ingegneria meccanica ed è il terzo presidente dellassociazione, che ormai sul territorio è unistituzione. Purtroppo ci incontriamo in orario di non apertura, quindi non posso vederli allopera.

Ciao Alessandro, fammi un bel sunto di cosa sia la ciclofficina e i suoi scopi.
La Ciclofficina Popolare è nata nel 2010 e la sua politica principale è quella della condivisione dei saperi legata al riciclo e al riutilizzo dei cosiddetti ferrivecchie di insegnare a tutti quanti come aggiustare la propria bicicletta.

Per la comunità avete due serate di apertura in cui le persone imparano ad aggiustarsi la bici, giusto?
Si, finora la cicloffa” è stata aperta solo le sere del martedì e del giovedì dalle 21 alle 23. In un futuro vorremmo rendere la cosa più associativa perché il difetto delle ciclofficine in generale, è che ci sarà sempre quella persona che si associa solo perché ha bisogno di aggiustare la bici. Sarebbe bello invece avere tutti i soci attivi con voglia di fare. Al momento stiamo passando un periodo particolare legato alla proprietà dei locali, che da poco sono stati assegnati a noi in toto, e per questo a dicembre e gennaio saremo chiusi per ristrutturare lo spazio: vorremmo rendere il luogo non solo ciclofficinico, ma anche un punto di ritrovo, di aggregazione.

Attività fuori dallofficina?
Partecipiamo a numerosi eventi, ad esempio quattro anni fa durante il Festival della Filosofia qui a Modena, a tema salute mentale, costruimmo alcune biciclette progettate da un gruppo di ragazzi che soffrivano di diversi disturbi. Ne uscirono biciclette davvero strane e particolari che la gente in piazza poteva provare allo scopo di farsi dare del matto. Poi tramite un bando abbiamo messo in piedi il progetto di Ciclofficina Mobile che consiste nel fare cultura della bicicletta direttamente in strada. Abbiamo due cargo bike completamente attrezzate, qualche piccolo pezzo di ricambio e ci piazziamo in strada, chiedendo al comune loccupazione di suolo pubblico, a raccogliere questionari sulla mobilità di Modena, a insegnare la giusta pressione della ruota, la giusta altezza del sellino, la regolazione del freno, o come legare la bicicletta. Fermiamo le persone in bici e gli spieghiamo bene le cose. Poi abbiamo anche il progetto di Cicloturismo Popolare: prestiamo in comodato duso biciclette attrezzate di borse e lucchetti ai soci interessati in modo che possano andare dove vogliono. Lestate scorsa una ragazza c’è arrivata ad Amsterdam. Altri in Puglia, e altri hanno fatto il giro della Toscana.

Modena come ha accolto i vostri progetti?
Io faccio parte dellassociazione dal 2012, ed è sempre stata ben voluta. Siamo conosciuti soprattutto per le aste di beneficenza. Le biciclette abbandonate sequestrate dai vigili urbani, rimangono in giacenza nel deposito comunale per un anno e dieci giorni. Dopo di che fino a qualche anno fa venivano smaltite. Ora le consegnano a noi, che collaboriamo con il MUSA del comune, le rimettiamo a posto, e nella domenica ecologica organizziamo unasta il cui ricavato viene devoluto in beneficenza. Questanno è andato al fondo per lacquisto di bici elettriche: chi faceva richiesta di una bici elettrica poteva godere di un piccolo finanziamento dal comune. C’è stato un boom di richieste e il fondo è finito quasi subito.

Modena a livello di mobilità si può migliorare?
Si può sempre migliorare ma a livello di mobilità ciclistica, per quanto se ne dica, Modena è più avanti rispetto ad altre città. Alcuni tratti di ciclabile sembrano fatti male, ad esempio dalla Via Emilia Est per arrivare in centro un ciclista sembra una pallina impazzita, ma intanto c’è. Via Divisione Acqui è tutta una ciclabile. Purtroppo però molto gente continua a prendere la macchina senza rendersi conto che in città una bicicletta è statisticamente più veloce. Per non parlare dello spazio, ad esempio davanti alla Delfini hanno tolto dieci parcheggi per le bici per fare due parcheggi per auto. Ho il ricordo di una protesta fatta credo in Germania in cui trenta persone reggevano sulle spalle un quadrato di cartone dalle dimensioni di unauto per fare vedere quanto spazio occupano trenta persone in macchina: una strada intera. Trenta bici occupano un quadratino.

Il tuo rapporto con la bicicletta?
La mia passione è nata qui a Modena dove mi sono trasferito per fare luniversità. Appena arrivato lunico mezzo di trasporto che avevo era la bici. Sono arrivato a 19 anni che non toccavo la bici da quando ne avevo forse 12. Ho sempre avuto interesse per la meccanica e ho scoperto nella meccanica della bicicletta una passione e un mondo. Non solo la bici in sé per sé ma quello che c’è dietro che è immenso: le diverse tipologie, i diversi impieghi, o gli sport che sono tutti molto divertenti, ad esempio il polo bike. Non sono un cicloturista, lo ammetto, ma la maggior parte dei miei spostamenti sono su bici. Avendo poi a che fare con persone legate ai temi dellecologia e del riuso mi sono trovato daccordo e ho preso a cuore questi temi. Ora come ora la salute del mondo dovrebbe essere una priorità. Quello che possiamo fare nel nostro piccolo è anche usare la bicicletta.

Ciclofficina Raggi Resistenti a Reggio Emilia

Raggi Resistenti ha sede nella piccola Stazione di Santa Croce, una stazione riqualificata per ospitare il progetto, su un binario attivo di una tratta ferroviaria che unisce Reggio a Guastalla. Quando arriviamo Luca è piegato su una bici intento ad aggiustarne una parte, insieme al suo collaboratore, Raimondo. Luca Gandolfo è un archeologo e neo papà, che tutti i giorni fa pendolare tra Pavullo nel Frignano e Reggio per aprire la ciclo, progetto in cui crede fortemente.

Ciao Luca, come nasce lidea della ciclo?
Dal 2014 siamo membri di Città Migrante, unassociazione nata nel 2008 che si occupa di immigrazione. Cercavamo un modo per interagire maggiormente con i ragazzi, e vista la difficoltà nel trovare lavoro ci siamo detti perché non proviamo a creare unofficina?. Inizialmente è nata come attività di volontariato aprendo due volte a settimana facendo formazione con i ragazzi immigrati. Abbiamo notato che il progetto interessava e ci siamo allargati alla cittadinanza. Nel 2017 abbiamo fatto il salto costituendo una APS (associazione di promozione sociale), aperto partita iva, partecipato a un bando dellEmilia Romagna e siamo arrivati alla Stazione di Santa Croce con le nostre associazioni: la Ciclofficina e Città Migrante. Ora è il nostro lavoro, e siamo aperti tutti i giorni.

Quindi nasce come progetto dintegrazione.
Si, la nostra prima attività è quella. Volevamo andare incontro alle esigenze dei ragazzi, sia nellinsegnamento del mestiere, sia nei servizi che offriamo. La bicicletta infatti è un mezzo ecologico, economico, alla portata di tutti e permette di avere libertà di movimento, di girare e spostarsi. Prima facevo un altro lavoro e adesso siamo concentrati su questo, radicati qui in officina.

Com’è il lavoro di meccanico?
Il lavoro di meccanico è bello, gratificante, stai a contatto con la gente. Io ho sempre usato la bici, ma sapevo fare solo qualche riparazione basilare, come cambiare la camera daria, o riparare due freni. Per aprire la cicloabbiamo seguito il corso di formazione a Modena presso la Ciclofficina Popolare, poi altri corsi di aggiornamento a Bologna. La cosa più difficile è la raggiatura delle ruote, partire dal cerchione e raggiare tutto, il resto si impara, e si sviluppa una buona manualità.

La collaborazione con Città Migrante?
Città Migrante si occupa dei corsi di italiano, quattro corsi a settimana, due misti e due per sole donne. Un giorno a settimana fanno da sportello informativo e legislativo ed è molto frequentato. Al primo piano gestiscono un abitativo per otto ragazzi, che al momento è pieno. Alcuni risalgono allemergenza Libia 2011, e una volta finito il periodo di accoglienza sono andati a vivere alle Officine Reggiane, un complesso industriale abbandonato dalla stazione. Tramite lo sportello ci hanno conosciuto, siamo entrati in confidenza e qualcuno di loro abita su, altri sono riusciti ad affrancarsi, e a trovare un lavoro fisso. Chi ha più strumenti riesce, chi ne ha meno fa più fatica.

I ragazzi migranti lavorano qui?
Adesso siamo in due: io e Raimondo. Ci siamo conosciuti lanno scorso a settembre e abbiamo collaborato da volontari, poi da giugno abbiamo avviato un tirocinio della durata di un anno, dopo di che, se tutto va bene, seguirà il contratto.

Ti trovi bene Raimondo? Si.

Da dove vieni? Dal Ghana.

Da quanto tempo sei in Italia? Un anno e sette mesi.

Luca: Do you want to speak about your story? Ghana, Libia? No.

Luca: in Ghana lavorava sempre con le bici, mi ha insegnato tantissime cose, hes my teacher.

[Raimondo ride]

[Arrivano due ragazzi a farsi aggiustare la catena della bici]

Oltre alle riparazioni quali servizi offre la ciclofficina?
Crediamo nel valore del riuso e del riciclo, lavoriamo solo su bici usate. Alcune le rigeneriamo facendo completa verniciatura, altre le manteniamo originali. Ci assicuriamo che vengano rimesse in sicurezza e poi le mettiamo in vendita o le noleggiamo. Abbiamo attivato da poco il progetto di consegna a domicilio con la cargo bike. Le costruisce artigianalmente un ragazzo di Modena che ha unofficina che si chiama REcycle.

Altre attività oltre al lavoro in officina?
Cerchiamo di tenere viva e attiva lofficina facendola attraversare da più persone possibili, anche con eventi collaterali. Abbiamo un piccolo bookcrossing a tema bici e organizziamo cicli di proiezione di film su viaggi in bicicletta e incontri con cicloviaggiatori che raccontano la loro esperienza. Il prossimo incontro sarà il 7 dicembre con un ragazzo che è stato in Pamir e ha fatto il giro dellaltopiano. Poi organizziamo corsi di ciclomeccanica sia qui, per i soci, con un tetto massimo di quattro persone, sia allesterno. Siamo stati ad esempio presso la Comunità per minori di Lesignola nellAppennino reggiano. Oppure allistituto Loris Malaguzzi che come politica punta molto ai laboratori manuali, e per loro abbiamo organizzato due giornate di mini riparazione bici per bambini in età prescolare. E sì, si intrippano! In generale c’è buona richiesta. Adesso stiamo facendo un corso nel carcere di Reggio per otto detenuti dimittendi, che nellarco di cinque o sei mesi dovrebbero uscire. Gli diamo qualche base. Umanamente è fantastico.

Raccontaci un podi questa esperienza in carcere.
Nel carcere è tosto, bisogna abituarsi. Le prime due o tre volte è straniante, tra tutti i controlli che devi superare per entrare, le porte che sbattono in continuazione. C’è sempre questo rumore di porte che sbattono. In inverno nei vari reparti il riscaldamento è al minimo e sono riscaldati solo gli spazi di cucina e di altri settori per i laboratori. A Reggio è da sempre attivo il laboratorio di falegnameria, dove restaurano mobili per lesterno, e adesso abbiamo provato ad affiancare questo progetto con la prospettiva di provare a creare unofficina permanente dentro. Questo è il corso che ci sta dando di più, umanamente. Ne hanno bisogno, le loro sono giornate lunghe e alienanti.

Le iniziative sono accolte bene?
Allinizio non è stato facile per un discorso legato allambito immigrazione: con i tempi che corrono ci sono molti pregiudizi. Però la risposta del quartiere negli ultimi tempi si sta facendo sentire. Capita anche che qualche anziano venga qui a parlare in dialetto con i ragazzi. Non è proprio il mezzo più efficace, ma è carino. Ci provano.

[Notiamo tra le bici, una particolare con un frullatore sul portapacchi]
Luca: quella è una bici che abbiamo costruito per una festa ai tempi dellEXPO, e chi passava poteva frullare il proprio frullato, pedalando la bici.

Geniale! Siete contenti per come stanno andando le cose?
Siamo contenti e soddisfatti. In prospettiva ci piacerebbe allargarci cambiando spazio, magari una zona più centrale, lidea sarebbe quella di aprire un bel caffè. È un progetto sempre in evoluzione.


Quello che ho capito, incontrando questi due progetti, è che queste sono realtà preziose. Non solo perché riescono a riunire in un unico intento tanti obiettivi trasversali, come lecologia, il riuso, laggregazione, lintegrazione, ma perché sono opere concrete, di cui si vedono i risultati anche nellimmediato. “È concreto sì” dice Alan, chitarrista di passaggio ai Raggi Resistenti arrivi con la bici rotta e esci con la bici nuova. Vero, anche per questo, ma soprattutto perché sono progetti che si perdono dietro poche parole, pochi convegni e poche metafore, sono luoghi in cui vai per una necessità, che subito viene ascoltata e risolta, sia essa una catena caduta, il bisogno di fare unesperienza lavorativa, o trovare modi, contenuti e amici, da cui ripartire.

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