Festival di Lampedusa 2019

Festival di Lampedusa 2019

Un modenese tra gli organizzatori della rassegna sui diritti dell’uomo e il rapporto uomo-natura.

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Pensato come una grande occasione di scambio interculturale e incentrato sulle tradizioni che vivono nel cuore del Mediterraneo, il Festival di Lampedusa riflette in concreto la filosofia di rispetto e supporto dei diritti dell’uomo, della natura, dell’arte e della cultura, fortemente ribadita dai suoi giovani promotori, riuniti nell’Associazione Lampaethusa. Il programma del festival, andato in scena dal 27 al 29 settembre nell’isola più a sud dell’Italia, è stato ricchissimo di attività e incontri organizzate da Hub Turistico Lampedusa e Ondemotive Productions, con la direzione artistica di Luca Vullo, il patrocinio del Comune di Lampedusa e Linosa, e la media partnership di RDS Radio.
Tre giorni di cinema, musica, food, street art, performance e dibattiti che sono riusciti nell’intento di declinare con il linguaggio universale dell’arte il rispetto fondamentale verso l’uomo e i suoi diritti, verso l’ambiente e il suo ecosistema. Una kermesse culturale e artistica in un’isola che fin dall’antichità fu scenario di spettacoli naturalistici e crocevia di popoli mediterranei.

Federico Sigillo, modenese classe 1996, dopo la sua lunga esperienza per la Ondemotive, casa di produzione cinematografica con sede a Londra, è partito insieme al direttore artistico del festival, Luca Vullo, in qualità di social media manager e videomaker del festival.
Abbiamo avuto modo di intervistare Federico e Luca per farci raccontare di più su questo progetto.

Federico Sigillo

Ciao Federico, raccontaci quali sono le sfide da affrontare per organizzare un festival in un luogo così remoto?
Lampedusa non è proprio dietro l’angolo rispetto Modena e, come si può quindi immaginare, l’intera organizzazione non è stata semplicissima, ma tra lunghe riunioni via skype e la sinergia tra tutti siamo riusciti ad organizzare un evento che racchiude l’incontro tra tutte le arti nel cuore del Mediterraneo.
Ci siamo posti l’obiettivo di valorizzare ed esaltare arte, cultura, umanità e magia dell’isola del Mediterraneo, simbolo di bellezze naturalistiche e che da troppo tempo è sottoposta ad una forte strumentalizzazione mediatica. La bellezza di questo festival è che prima ancora della messa in scena ha unito diversi menti da tutto il mondo durante la sua realizzazione.

Quale è stato il tuo ruolo all’interno del Festival?
All’interno del festival mi sono occupato della comunicazione con i media e della gestione dei profili social. Ho iniziato a lavorare da subito con ritmi serrati perché diverse testate giornalistiche, da ANSA a Il Sole 24 Ore, hanno dimostrato molta attenzione e hanno iniziato a pubblicare diversi articoli sul Festival. Oltre alla gestione dei social network mi sono occupato di un lavoro di analisi dell’interesse dei Siciliani verso il Festival con l’intento di creare una rete comunicativa che, oltre a condividere i contenuti del festival, fungesse da canale d’informazione di notizie di vario genere dal cinema, all’arte fino a temi più sensibili come l’ambiente.
In collaborazione con Alessandro mi sono anche occupato della produzione di tutta la documentazione foto e video.

Come sei arrivato da Modena a Londra, e infine a Lampedusa?
Subito dopo essermi laureato in cinema e fotografia all’accademia di Belle Arti di Bologna ho deciso di fare un’esperienza di lavoro all’estero tramite il progetto Erasmus post-laurea. Tra le diverse proposte ho deciso di lavorare con la Ondemotive Ltd, casa di produzione cinematografica Londinese di Luca Vullo, che da molti anni si occupa sia di realizzare documentari di stampo socioculturale, che di spettacoli e workshop in tutto il mondo sulla gestualità e il linguaggio non verbale italiano. Avevo aspettative molto alte e appena arrivato a Londra, iniziando a collaborare a stretto contatto con Luca, sono state rispettate.
Ho avuto il piacere di lavorare con lui su diversi progetti artistici e per la realizzazione di alcuni spot, tra cui un progetto sulla lingua italiana per il Consolato Italiano di Londra. Da subito c’è stata una forte sinergia tra me e Luca tanto che allo scadere dei mesi di lavoro mi ha chiesto di continuare a collaborare con lui in nuovi progetti, tra cui il Festival di Lampedusa.

Luca Vullo

Luca, come è nata l’idea di organizzare un festival di queste dimensioni a Lampedusa?
Festival di Lampedusa nasce da un’idea di tre lampedusani, fondantori dell’associazione Lampethusa, i quali mi hanno coinvolto invitandomi a curare la direzione artista del progetto e ad essere vice-presidente dell’associazione. Il festival ha avuto come obbiettivo quello di promuovere il rispetto dei diritti umani, il rispetto del pianeta e dell’ecosistema attraverso diversi linguaggi artstici.
Parliamo nello specifico di una sezione cinematografica sulle tematiche del festival, esperienze con associazioni come Marevivo e Legambiente, laboratori del gusto con Slowfood, dibattiti e confronti di dialogo con diverse associazioni come Amnesty International e Arcigay, live painting e realizzazione di murales con artisti di fama internazionale, ma anche tanta musica. Lampedusa è stata per tanti anni un palcoscenico di strumentalizzazione mediatica e politica e la richiesta dei Lampedusani è stata quella di mostrare che quest’isola non è solo quello ma è un posto dove si possono creare e portare avanti iniziative di carattere artistico e culturale, coinvolgendo diversi linguaggi artisti con l’obiettivo di mostrare la bellezza di quest’isola.

Quali sono stati i criteri che hanno guidato la direzione artistica del festival?
I criteri con cui abbiamo scelto gli artisti si sono basati sulla filosofia e gli obiettivi propri dal festival, e hanno creato una sorta di laboratorio aperto sperimentale, di unione, di confronto e di collaborazione con il presupposto di non essere un’attività di business ma di valorizzazione del territorio. Parlare di arte, cultura e tradizioni tramite il festival, in un momento dove Lampedusa è di nuovo al centro dell’attenzione da parte di media locali e internazionali è stata una bella sfida per noi e sicuramente ne usciamo arricchiti sotto diversi aspetti.
Abbiamo optato per una selezione di artisti che già sposavano i nostri principi di rispetto dei diritti umani, del pianeta e delle tradizioni culturali. Poi ognuno di loro ha toccato questi temi in maniera originale e con una sensibilità e una passione profonda. Artisti come Rosk&Loste, per esempio, hanno portato un’aria di unione e condivisione attraverso un murales che rappresenta in maniera iper-realistica una sirena e una tartaruga che guardando verso l’orizzonte accolgono con sguardo dolce tutte le imbarcazioni che arrivano a Lampedusa.

Che messaggio volete trasmettere tramite questo festival?
Il messaggio che vogliamo trasmettere con questo festival è che per avere un mondo migliore e un mondo rispettato dagli esseri umani dobbiamo partire dal rispetto per noi stessi, e quindi prendere consapevolezza di come ci comportiamo con le altre persone e di come ci rapportiamo con il nostro pianeta. Per farlo il mezzo che abbiamo scelto è quello dell’arte: universale, che tocca l’anima, che muove le coscienze e che arriva a tutti in modo diverso ma arriva. Vogliamo veicolare messaggi di speranza per il nostro futuro, per un mondo migliore dove si possa vivere in un ambiente più sano e meno inquinato nel rispetto assoluto dell’ecosistema e dove la diversità sia ricchezza e non fonte di paura. La diversità dei linguaggi degli artisti, di pensiero, e l’apertura mentale con le altre culture in un posto come Lampedusa deve diventare il simbolo di quest’isola.

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